Posted by: ricky | Luglio 19, 2008

Suicide / Ghost rider

Titolo: Ghost rider
Autore: Suicide
Album: Suicide (1977)

Suicide (1977) è uno degli album manifesto della new wave e una delle più sconvolgenti rappresentazioni in musica della nevrosi metropolitana. La band, formata dal cantante/poeta Alan Vega e dal tastierista Martin Rev, emerse dal fremito culturale che attraversò New York a metà degli anni ‘70 e affermò presto la propria identità di duo intellettuale, colto e maledetto.

Lo stile dei Suicide si fonda su violente caricature di strutture rock famigliari e consolidate. I giri armonici tipici del rock’n'roll e del rockabilly vengono riprodotti pedissequamente, ma a cambiare è il contesto nel quale sono immersi: non più un’atmosfera spensierata e trascinante, ma uno spettrale horror-show, dominato da una tensione e da un’inquietudine costante.

Mentre le tastiere di Martin Rev si esprimono attraverso algide pulsazioni ritmiche, che sembrano riprodurre il frenetico e alienante incedere di una catena di montaggio, il canto di Alan Vega, declamato e cadaverico, si fa carico di comunicare la nevrosi di chi cerca, non riuscendoci, di adattare il ritmo della propria esistenza a quello, insostenibile, della ‘vita contemporanea’. Così, in pezzi come Ghost Rider (uno dei capolavori dell’album, insieme alla terrificante Frankie Teardrop), sentiamo la voce di Vega lasciare spazio a gemiti di insofferenza, respiri ansimanti, immediatamente campionati e ripetuti all’infinito dalle tastiere di Rev, come se la società post-industriale, spersonalizzata e meccanica, si prendesse gioco beffardamente delle sofferenze del corpo e dell’animo umano.

LINKscheda dell’album su Ondarock

Posted by: jlm | Luglio 18, 2008

Modest Mouse / Dashboard

Titolo: Dashboard
Autore: Modest Mouse
Album: We Were Dead Before The Ship Even Sank (2007)

Dashboard è stato uno dei singoli indie  di maggiore successo del 2007. Gli americani Modest Mouse (il cui nome è tratto da un passo di un racconto di Virginia Woolf), già attivi dalla metà degli anni 90′, si rifacevano ai classici del rock alternativo del periodo (Pixies, Built to Spill e Pavement sono le coordinate principali), articolando un sound tipicamente “chitarristico” con jam strumentali sghembe e immerse nel caos. Tuttavia, solo alla metà degli anni 2000, dopo la firma con la Sony, è arrivato il successo commerciale, grazie alla forza trainante dei singoli e all’indiscusso carisma del leader Isaac Brock, che ogni tanto appare sul palco con una benda da pirata (a richiamare il set da marinai e pirati del video).

Dashboard mostra il lato tipicamente gioviale e barocco dei Modest Mouse, con una marcetta costruita attorno ai trascinanti intrecci strumentali e al duetto tra le chitarre funkeggianti e i fiati. Ian Brock emerge col suo tono a metà tra il lamentoso e l’irriverente, raccontando con leggerezza le disavventure di una gita fuori porto, in cui la macchina cade pezzo dopo pezzo, ma alla fine ci si può consolare perché “it wasn’t quite as bad as” Oh it would’ve been, could’ve been worse than you would ever know” . Insomma poteva andare peggio.

Link: sito web, testo di Dashboard,

Posted by: flavia | Luglio 17, 2008

The Raconteurs/Salute your solution

Titolo: Salute your solution
Autore: The Raconteurs
Album: Consolers of the lonely (2008 )

Si sono esibiti il 9 luglio a Ferrara e si scateneranno sui palchi di mezzo mondo per tutta l’estate. I Raconteurs sono stati annoverati tra le cosiddette “band ricreative”, ossia quei supergruppi costituiti da illustri esponenti del mondo della musica come “rifugi disimpegnati” rispetto alla logica stringente della ricerca del successo e all’ossessione del numero di copie vendute. Fondatore della band è infatti il frontman dei White Stripes, Jack White, affiancato dall’amico cantautore Brandan Benson.

Consolers of the lonely, fresco di sala di registrazione, è il secondo lavoro dei Raconteurs, dopo il felice esordio nel 2006 con Broken Boy Soldiers. Proprio perché “in vacanza”, la band dà il meglio di sé, divertendoci e travolgendoci con 14 brani di rock puro.
Salute your Solution, singolo di lancio, è un pezzo garage dirompente, con un incisi e cori a contrasto.

Link: sito ufficiale; pagina MySpace

Posted by: ricky | Luglio 16, 2008

Fleet Foxes / White winter hymnal

Titolo: White winter Hymnal
Autore: Fleet Foxes
Album: Fleet Foxes (2008 )

I Fleet Foxes sono una delle rivelazioni del 2008. Consacrati da Pitchfork come la band emergente più interessante del momento, i cinque ragazzi di Seattle hanno esordito sulla lunga distanza con un album eponimo, dopo che l’anno scorso avevano già fatto intravedere le loro qualità sull’EP Sun Giant.

Con le loro canzoni dal sapore quasi bucolico, i Fleet Foxes sono autori di un pop soffice e un po’ retro. Pur non scadendo mai nella aperta citazione, il gruppo si rifa ai classici del pop-rock vocale: in pezzi come White winter hymnal riecheggia il mito dei Beach Boys e dei Crosby, Stills & Nash.

Sorprende in particolare, in un periodo dove tutto sembra già sentito e risentito, la freschezza delle armonie e l’eleganza quasi senza tempo delle melodie. Non vi sono particolari ricercatezze, né nella scrittura, né, tantomeno, nella produzione. Nonostante questa semplicità di fondo, talvolta disarmante, le canzoni hanno tuttavia la profondità necessaria per abitare a lungo le orecchie degli ascoltatori, che anche dopo aver spento lo stereo restano investiti di una sottile malinconia, di una persistente ed indefinita nostalgia.

LINK: pagina su MySpace

Posted by: jlm | Luglio 15, 2008

Rekid / Next stop Chicago

Titolo: Next Stop Chicago
Autore: Rekid
Album: Next Stop Chicago - single (2006)

Rekid è un soprannome dietro il quale si nasconde Matt Edwards (altrimenti noto come Radio Slave), artista forse conosciuto dagli appassionati di musica elettronica ma certamente ancora ignoto a un pubblico più vasto. Next Stop Chicago è una delle sue produzioni di maggior successo, perfetto omaggio alla “windy city“, patria del jazz, del blues, ma anche della house: si tratta di un lungo giro ipnotico che cavalca un groove saltellante, intermezzato da parti vocali tipicamente soul.

La traccia vive i suoi momenti migliori quando Rekid abbina il suo groove con sample di flauti fiabeschi e vagamente sinistri, che per certi versi richiamano la tradizione folk. Si tratta di un pezzo onirico e quasi psichedelico nell’approccio, lontano dall’aggressività del dancefloor, che guarda più al pop  onirico e alla musica black. Rekid è destinato ad aggiornare i gusti degli amanti dell’elettronica, grazie a produzioni come questa, sorta di house jam che riprende e aggiorna gli elementi classici della Chi-town con accenni di funk, di soul e beat eccentrici.

Link: pagina web

Posted by: flavia | Luglio 14, 2008

The Decemberist/The Crane Wife 3

Titolo: The Crane Wife 3
Autore: The Decemberist
Album: The Crane Wife (2006)

C’era una volta una gru ferita (It was a white crane It was a helpless thing Upon a red stain With an arrow in its wing). Un contadino la trovò in fin di vita, la prese con sé e la curò finché non fu completamente guarita e in grado di volare via. Qualche giorno dopo una splendida donna bussò alla porta dell’uomo e divenne la sua Crane Wife. La storia continua, e purtroppo non c’è un happy ending. Però Colin Meloy, cantante letterato dei Decemberist,  deve esserne rimasto affascinato, dal momento che da questa favola giapponese ha tratto ispirazione per il quarto album della band di Portland.

Il disco è dunque una conferma della fantasia e della ricercatezza da sempre alla base dei lavori del gruppo, che in questo caso dà vita a  una sorta di antica saga in musica. Dal punto di vista melodico, con The Crane Wife i Decemberist vorrebbero mettersi alla prova con stili diversi ma il risultato resta in gran parte riconducibile agli stilemi dell’indie, declinato qui in variante folk, là in variante rock.

Come antichi bardi, Meloy e compagni ci regalano un’ora di ballate acustiche dal sapore romantico, solo ogni tanto impreziosite da accenni psichedelici o elettrici. E noi, come antichi abitanti di terre dimenticate, stiamo ad ascoltare.

LINK: sito ufficiale; pagina MySpace

Posted by: ricky | Luglio 13, 2008

Slint / Good morning Captain

Titolo: Good morning captain
Autore: Slint
Album: Spiderland (1991)

Con il loro capolavoro Spiderland gli Slint hanno più o meno inconsapevolmente dato il via ad una lunga fase, durata tutta il decennio scorso e sconfinata nel nuovo millennio, che avrebbe portato ad una radicale ridefinizione delle coordinate della musica rock. La band di Louisville, Kentucky, nasceva inizialmente come l’ultima di una lunga serie di gruppi punk-hardcore. Le canzoni contenute in Tweez, loro album d’esordio, mostravano tuttavia già un’interpretazione del tutto personale del genere: il loro hardcore sembrava limitare la violenza e l’aggressività sonora tipica di band come i Black Flags, a vantaggio di atmosfere più meditate, ma quasi psicotiche nel loro andamento.

La vera intuizione degli Slint, che sarebbe poi sbocciata su Spiderland e avrebbe dato il la al movimento del post-rock, è riassumibile in una parola: decostruzione. Canzoni come Good morning Captain, al pari di un quadro cubista, identificano gli elementi chiave del genere rock e li rimontano secondo una prospettiva inedita. Il gruppo è costituito da una formazione che più classica non si può (due chitarre, voce, basso, batteria), ma l’interpretazione che viene data di ognuno degli strumenti è completamente inaspettata. La voce, in particolare, viene spinta in secondo piano, ridotta ad un recitato inquietante e penetrante, traboccante di lucida follia. Chitarra e basso si rincorrono con lunghi riff, ripetuti in modo ossessivo lungo tutta la canzone, generando un’atmosfera di costante tensione. La rabbia del genere hardcore viene imbrigliata, congelata, in strutture dall’andamento matematico. L’effetto finale, descritto in modo eccellente da Piero Scaruffi: “quello di erigere un iceberg di suspense tragica, che costituisce una delle narrazioni in musica piu` sconvolgenti della storia del rock moderno”.

LINK: monografia di Ondarock

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